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Giugno 5, 2026

Easy Blood: tecnica, cultura e rispetto delle radici

In un momento storico in cui la parola “hip hop” viene spesso utilizzata per descrivere mondi molto diversi tra loro, Easy Blood sceglie di tornare a concentrarsi su alcuni elementi che hanno contribuito a costruire questa cultura: scrittura, tecnica, campionamenti, scratch e una visione che guarda al futuro senza dimenticare da dove tutto è partito.

Il progetto firmato da Michael The Skillerz, Tau, G.Love e Dj Erbo non nasce con l’obiettivo di inseguire le tendenze del momento, ma dalla volontà di confrontarsi con un linguaggio che continua ad evolversi mantenendo però un legame forte con le proprie radici. Abbiamo parlato con gli artisti di fedeltà alla cultura, tecnica, influenze e del segno che sperano di lasciare attraverso questo disco.

 

 

Easy Blood sembra voler riportare al centro alcuni pilastri dell’hip hop: cosa significa per voi oggi “restare fedeli”?

Mike: per me significa ricordarci da dove siamo partiti, dal perchè quando eravamo ragazzini ci siamo innamorati della cultura Hip-Hop e dei valori che quella cultura ci ha insegnato, e fare le cose di conseguenza.

G.Love: Sono convinto che togliere il rap dalla cultura che lo ha generato lo impoverisca moltissimo…

Erbo: Se ti ritieni un artista hip hop dovresti esserlo a 360º: è giusto dare importanza a tutti gli elementi che formano questa bellissima cultura.

Quanto è importante per voi il concetto di tecnica nel rap contemporaneo?

Mike: per il mio modo di vedere le cose è la prima cosa che guardo, mi piace tantissimo il rap tecnico, trovo che i vari modi di prendere la tecnica e farla propria siano sintomo di originalità, trovo che lavorare sui testi, le metriche e gli incastri per piegarli alla propria delivery sia il lavoro principale che deve fare un emcee, trovo che se sai padroneggiare la tecnica il tuo flow migliora e riuscirai anche piu facilmente a metterla al servizio del contenuto. Non dico che la tecnica sia tutto, ma per me è un buon 75% del totale.

 

Tau, il tuo stile mescola influenze diverse: quanto pesa l’hip hop americano nella tua identità?

Tau: Pesa in maniera rilevante, per quanto sia un fan accanito del rap italiano credo sia doveroso riscoprire dove e come tutto sia partito. Poi nel percorso ti fai i tuoi gusti, io per esempio sono per la East Coast perché sono cresciuto con Biggie, Big Pun, Rakim, Nas, Kool G Rap, i Gang Starr, il Wu e via dicendo.

G.Love, quanto è cambiato il ruolo del producer rispetto agli anni ’90?

G.Love: La grande differenza che riscontro rispetto ai ‘90 ma anche ai primi 2000 (..non fatemi così vecchio) è la facilità e la velocità con cui si possono fare tutte le fasi produttive…dal contatto con le persone allo scambio di file all’elaborazione di un beat tutto ultraveloce…questo per chi ha una cultura musicale solida è veramente un paradiso ma invece per chi inizia ora senza basi solide è un grande problema perchè si annega in un tutto e subito che impoverisce sia la musica ma soprattutto i rapporti con le persone e con la fruizione della musica e dell’arte in generale…

Dj Erbo, pensi che lo scratch abbia ancora spazio reale nella scena attuale o è diventato un elemento di nicchia?

Dj Erbo: Ora come ora non è molto sentito, ma pian piano sta riemergendo dalle ombre dell’underground e riapparendo in qualche pezzo con numerosi ascolti. Penso che la musica sia ciclica: le cose del passato presto o tardi tornano sempre, quindi anche lo scratch secondo me avrà un suo nuovo periodo d’oro.

Che tipo di eredità vorreste lasciare con questo disco?

Mike: mi piacerebbe che tra la nicchia di appassionati a questo tipo di sound e di attitudine questo disco venga ricordato come una di quelle gemme nascoste che sopravvive anche al passare del tempo.

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