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Settembre 1, 2026

Naesh e RameBiz ci raccontano la loro “California”: abbiamo ancora qualcosa da dimostrare, ma solo a noi stessi

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Dopo quasi vent’anni di musica, pause, cambiamenti e strade che per un periodo hanno smesso di incontrarsi, Naesh torna con “California”, nuovo singolo prodotto da RameBiz e ultimo tassello prima dell’uscita del nuovo album prevista per settembre. Un ritorno che non ha il sapore della nostalgia, ma quello di una ripartenza consapevole: la scrittura rimane legata alla provincia, ai ricordi e all’osservazione del quotidiano, mentre il suono guarda avanti, recuperando influenze diverse senza rinnegare ciò che è stato.

Alle spalle c’è una storia iniziata nella scena hip hop della Riviera nei primi anni Duemila, passata attraverso album, collaborazioni e il progetto Neorealismo, fino a una pausa che sembrava poter essere definitiva. Poi, nel 2024, una collaborazione ha riacceso qualcosa e ha riportato Naesh alla scrittura, fino alla ritrovata intesa con RameBiz, amico e compagno di percorso da oltre vent’anni.

“California” arriva così come il punto di incontro tra due momenti molto diversi: quello degli inizi, quando fare musica era soprattutto un’esigenza, e quello di oggi, in cui esperienza e maturità permettono di scegliere con maggiore consapevolezza cosa raccontare e come farlo. Abbiamo parlato con Naesh di questo ritorno, del rapporto con RameBiz, del tempo perso e ritrovato e della necessità, ancora oggi, di avere qualcosa da dire.

California” arriva in un momento particolare del vostro percorso: non è soltanto un nuovo singolo, ma lultimo tassello prima delluscita dellalbum prevista per settembre. Che cosa rappresenta per voi questa canzone e, guardando allintero percorso che avete fatto per arrivare fin qui, perché avete sentito che fosse proprio California” il brano giusto per chiudere questa fase?

Abbiamo scelto “California” come singolo che anticipasse l’uscita dell’album perché, anche non essendo nato come un singolo estivo, richiama molto l’estate ed ovviamente la nostra zona. Ha anche un po’ quelle vibes un po’ malinconiche di fine estate, quindi é proprio il periodo giusto per la sua uscita.

Avete alle spalle unamicizia e una collaborazione che durano da più di ventanni, ma anche periodi in cui le vostre strade musicali si sono allontanate. Che cosa succede oggi quando entrate in studio insieme rispetto a ventanni fa? È cambiato il modo in cui vi confrontate, vi scontrate e prendete le decisioni, oppure c’è ancora qualcosa di quella vecchia dinamica che non avete mai perso?

Devo dire che vent’anni fa ci conoscevamo ma Rame non aveva ancora iniziato a fare musica. Quello che abbiamo fatto dopo é senz’altro frutto anche dell’amicizia ma soprattutto della stima reciproca. Per un periodo ci siamo allontanati, a la vita a volte é così. Secondo me chi collabora tanto musicalmente a questi momenti, perché si vivono le cose con molta più intensità. Ci siamo scontrati mille volte un po’ per tutto, ma la nostra é un’amicizia molto solida che continua ad andare oltre.

Nella vostra storia c’è un elemento che trovo particolarmente interessante: siete riusciti a riprendere un rapporto artistico nato in unaltra epoca senza limitarvi a replicare quello che facevate allora. Quanto è difficile, per due artisti che hanno una storia così lunga alle spalle, distinguere tra ciò che appartiene davvero alla propria identità e ciò che invece è soltanto nostalgia? E California” nasce anche dalla necessità di dimostrare a voi stessi che potete ancora sorprendervi?

Noi essendo sempre stati liberi da etichette e contratti, ci siamo potuti permettere di fare sempre quello che più ci piaceva. Abbiamo avuto il periodo della trap ad esempio. Mi ricordo che Rame viene da me una sera e mi fa sentire una serie di beats boom bap. Io lo guardo e gli dico “ma ha senso fare sta roba se stiamo ascoltando tutt’altro?” Ora stiamo cercando di fare le cose in maniera più matura possibile e devo dire ci è venuto tutto molto naturale. Quello che stiamo facendo non esclude niente del passato, infatti nelle sue produzioni ci sono ancora tante influenze della trap. E quando eravamo nel periodo trap invece non abbiamo rinnegato il rap più classico, anzi…

Naesh ha una scrittura molto legata allesperienza personale, al territorio, ai ricordi e a una certa osservazione disincantata della realtà, mentre RameBiz lavora sulla costruzione sonora e sulla possibilità di dare a quelle parole un ambiente musicale preciso. Quanto vi condizionate a vicenda? Quando nasce un pezzo, chi dei due finisce più spesso per spostare laltro dalla sua idea iniziale?

In questo progetto sono stato più io ad influenzare Rame e lui é stato un grande ad assecondare quelle che erano le mie richieste. È stato tutto molto naturale. Abbiamo creato ulteriori bei ricordi legati alla nostra collaborazione artistica, ma anche nella nostra amicizia. In particolare mi ricordo le volte in cui chiudevamo un pezzo, registravamo una bozza da lui e poi giravamo in macchina tutta la sera ascoltando a palla quello che avevamo appena fatto.

C’è poi una domanda forse meno comoda: dopo tanti anni di musica, che cosa vi interessa ancora davvero raccontare? Perché oggi, con una scena musicale completamente diversa da quella in cui avete iniziato, scegliere ancora di fare un disco, pubblicare singoli e mettersi nuovamente in gioco? C’è qualcosa che sentite di avere ancora da dimostrare, agli altri o soprattutto a voi stessi?

Entrambi siamo del periodo in cui si iniziava a fare musica per esigenza, non per apparire o per arrivare. Ma non siamo ipocriti, se la nostra musica arriva a più persone possibili siamo felici. Però se non sentissimo ancora quel richiamo degli inizi, probabilmente ci saremmo fermati. Abbiamo da dimostrare a noi stessi che riusciamo a fare cose che continuano a piacerci, ma solo a noi stessi, a nessun altro.

Se guardate al vostro percorso insieme e al punto in cui siete oggi, qual è la cosa di cui siete più orgogliosi e qual è invece quella che vi pesa ancora, o che avreste voluto fare diversamente? E soprattutto: dopo California” e il nuovo album, che cosa vorreste che fosse cambiato nel vostro modo di vedere la musica rispetto a quando avete ricominciato?

Abbiamo perso tanto tempo negli anni e questo guardandoci indietro un po’ dispiace. Probabilmente doveva andare così, abbiamo avuto anche qualche problema qua e là perciò in alcuni casi siamo stati anche obbligati a fermarci un po’. Se non vivi di musica é normale che la vita prenda il sopravvento su tutto. Ora ovviamente siamo più maturi, abbiamo fatto tesoro di tutte le esperienze passate e cerchiamo di curare tutto nei minimi dettagli per quanto sia possibile. Col nuovo album speriamo di uscire dalla provincia e di arrivare ad essere ascoltati anche un po’ altrove.

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