Capstan e Muttofunk fanno ripartire F.U.E.L. e il motore gira ancora forte
“F.U.E.L. 2: Space Program 45” è uno di quei dischi in cui il rapporto tra rapper e produttore diventa immediatamente più importante della somma delle singole parti. Capstan e Muttofunk lavorano infatti come una coppia artistica vera, con la voce che entra e si muove dentro produzioni dense di basso, synth, batterie e richiami funk senza dare mai l’impressione che beat e rap siano stati assemblati in due momenti distinti. È proprio questa compattezza a dare forza al progetto.
Capstan alterna leggerezza, ironia e passaggi più ragionati mantenendo una scrittura agile, mentre Muttofunk riempie lo spazio sonoro senza soffocarlo, costruendo beat molto fisici ma ricchi di dettagli. La componente West Coast è evidente, così come l’amore per il funk e per certe derive elettroniche, ma “F.U.E.L. 2” riesce a evitare l’effetto esercizio filologico grazie a un suono pieno e a una produzione che cerca soprattutto personalità.
Le partecipazioni di DJ Zeta, Sebastiano De Gaspari, Snapcat, Lord One e DJ Maroder aggiungono variazioni senza trasformare il disco in una passerella di ospiti, mentre mix e master, affidati rispettivamente a Manny Mani e Bassi Maestro, ne valorizzano la parte più muscolare. Sedici anni dopo il primo capitolo, F.U.E.L. torna quindi con un album che ha groove, carattere e soprattutto una chimica evidente tra i suoi due protagonisti: una qualità molto più difficile da costruire di qualsiasi citazione sonora.
