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Marzo 6, 2026

Marchiman torna senza hype: “Voglio solo fare musica”

Con Lo chiamavano Marchiman, Marchiman torna sulla scena dopo anni lontano dal microfono e dai riflettori. Un disco che non nasce per inseguire l’attenzione, ma per ritrovare un equilibrio: tra ciò che è stato, ciò che è cambiato e ciò che resta quando il tempo e la distanza fanno il loro lavoro.

Tra boom bap di formazione e influenze più calde respirate a Miami, il progetto racconta un percorso personale prima ancora che musicale. Un ritorno senza hype e senza pose, costruito sulla sincerità della scrittura e sulla volontà di lasciare che le canzoni parlino da sole. In questa intervista Marchiman riflette sul tempo passato lontano dalla scena, sul rapporto tra istinto e controllo e su cosa significa tornare a fare musica quando non si ha più nulla da dimostrare.

 

 

Lo chiamavano Marchiman non è un disco che chiede attenzione, la pretende in silenzio. Era questo l’obiettivo fin dall’inizio?

L’obiettivo era creare un lavoro che parlasse con calma ma con fermezza, che non rincorresse l’attenzione — perché quando è sincero l’attenzione arriva da sola.

C’è un forte senso di misura in tutto il progetto: testi, beat, immaginario. Quanto conta per te oggi il controllo rispetto all’istinto?

Decisamente il disco deve suonare bene. creare un album che fluisca è sempre stato un obbligo da quando ho iniziato anni fa con i primi progetti con il TrioFlagello

Il boom bap resta una base solida, ma il disco si apre a contaminazioni più calde e lente. È un riflesso diretto di Miami o di un cambiamento interiore?

È colpa (o merito) di Miami: sono cresciuto con l’hip hop di fine ’90 e primi 2000, e quella vibrazione mi ha formato.

Nei brani più sensuali non c’è mai ostentazione. Come lavori sulla linea sottile tra intimità e rispetto del racconto?

Mi concentro sull’emozione più che sull’immagine: suggerisco invece di mostrare. La linea tra intimità e rispetto la trovo togliendo, non aggiungendo, e chiedendomi sempre se ciò che racconto è sincero prima che spettacolare.

 

Il tempo è un tema invisibile ma costante: attesa, distanza, ritorno. Hai avuto paura che il tuo momento fosse passato?

L aver dovuto abbandonare la scena per forze maggiori è sempre stato un tormento costante, sono semplicemente felice di essere tornato a scrivere

Oggi il rap vive di esposizione continua. Tu torni senza hype. È una presa di posizione o semplicemente il tuo modo di stare al mondo?

Non ho pretese, non sogno il successo, Ho la mia vita, i miei soldi. Voglio solo fare musica

Se questo disco fosse una fotografia, che istante racconterebbe della tua vita?

Decisamente il momento che rimetto piede in italia dopo 9 anni di assenza

 

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