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Ottobre 9, 2026

Naesh – N: un mondo da scoprire, un beat alla volta

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Il rap old school non è esattamente il territorio in cui mi muovo abitualmente, e forse è anche per questo che “N” di Naesh mi ha sorpresa. Più che un disco da analizzare attraverso le coordinate di un genere, l’ho vissuto come l’ingresso in un mondo che ha un proprio linguaggio, riferimenti e atmosfere. Un universo musicale che, ascolto dopo ascolto, diventa sempre più familiare, senza perdere il fascino di ciò che ancora non si conosce.

Naesh porta con sé un percorso iniziato a metà degli anni Duemila, mentre RameBiz firma tutte le produzioni dell’album. Il loro incontro dà vita a un lavoro che affonda le radici nell’hip hop, aprendosi a contaminazioni soul e jazz senza perdere il legame con la cultura da cui proviene. Le basi non sono semplicemente il supporto delle rime: costruiscono un ambiente sonoro riconoscibile, nel quale la voce trova il proprio spazio e la scrittura può svilupparsi con naturalezza.

“Vita Lenta”, “Re Carlo” e “California” rappresentano tre possibili accessi a questo universo, tra osservazioni sul quotidiano, ironia e suggestioni che allargano lo sguardo oltre ciò che si ha davanti. Non è necessario conoscere a memoria la storia del rap per lasciarsi incuriosire dalle differenze tra i brani, dai dettagli delle produzioni o dal modo in cui le parole si intrecciano con il ritmo. È sufficiente concedersi il tempo di ascoltare, senza la pretesa di decifrare tutto al primo passaggio.

C’è qualcosa di stimolante anche nello scoprire un disco partendo da una posizione esterna alla sua tradizione. L’attenzione si sposta su elementi che forse chi frequenta abitualmente il genere dà per acquisiti: una scelta sonora, un cambio di atmosfera, il modo in cui una voce riesce a diventare parte della strumentale. In “N”, la collaborazione tra Naesh e RameBiz restituisce la sensazione di un dialogo rodato, sostenuto da una conoscenza reciproca che permette alla musica di muoversi senza forzature.

Alla fine, il valore di questo album sta anche nella sua capacità di superare le abitudini di chi ascolta. Non perché debba piacere a tutti o perché cerchi di avvicinarsi a un pubblico estraneo al rap old school, ma perché riesce a suscitare curiosità verso un linguaggio che non appartiene necessariamente alla propria quotidianità. “N” è stato, per me, un invito a entrare in un mondo diverso dal mio. E la parte migliore è aver trovato la voglia di esplorarlo, anziché fermarmi sulla soglia.

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