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Maggio 15, 2026

Overtime di Spillo è il ritorno sincero di uno che il rap lo ha vissuto davvero

Nel rap italiano di oggi, dove gran parte delle uscite sembra progettata per durare il tempo di una scrollata su Spotify o TikTok, Overtime sceglie un’altra strada. Spillo Carnera costruisce un disco lungo, ragionato, pieno di atmosfere e riferimenti che arrivano da una scuola hip hop precisa, quella cresciuta tra demo, live e studio vero, senza scorciatoie.

Il progetto non punta sul singolone né sulla hit immediata, ma lavora più sull’immersione: bassi reggae, batterie secche, tappeti dub, influenze boom bap e una scrittura che spesso preferisce raccontare piuttosto che colpire con la punchline da social. Dentro il disco si sente il peso degli anni passati lontano dal mercato ma non lontano dalla musica, e questa cosa emerge soprattutto nel modo in cui Spillo affronta certi temi: il tempo che passa, la provincia, Palermo, il senso di appartenenza, la fatica di continuare a fare rap da adulti senza trasformarlo in una caricatura nostalgica.

 

 

Interessante anche il lavoro sonoro fatto insieme a The Elements e Promo l’Inverso, che riescono a tenere insieme anime diverse del progetto senza farlo diventare dispersivo. I featuring con Lorrè, REE-KNOW e Phumone aiutano a dare movimento al disco senza spezzarne il mood generale. L’unico vero appunto riguarda probabilmente l’immaginario visivo: un album così denso di atmosfera e identità avrebbe meritato una copertina più forte, più iconica, magari meno generica rispetto a quanto trasmette invece la musica. Perché Overtime, una volta entrati dentro al disco, ha molto più carattere di quanto l’artwork lasci intuire a primo impatto.

 

 

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