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Maggio 18, 2026

Due parole su “L’Evoluzione Della Mia Specie”, il singolo di RHpositivo che annuncia il disco

“L’Evoluzione Della Mia Specie” ha il pregio di non suonare come un brano pensato a tavolino per dimostrare qualcosa. Non vuole convincerti di essere underground, non cerca di infilare riferimenti old school per ottenere credibilità automatica e soprattutto non trasforma il boom bap in cosplay nostalgico. RHPositivo fa una cosa molto più semplice e difficile allo stesso tempo: suona esattamente per quello che è. Un collettivo che arriva da una certa cultura hip hop e che continua ancora oggi a ragionare in termini di crew, appartenenza e identità musicale condivisa. E questa roba, nel rap italiano attuale, si sente sempre meno.

Il pezzo gira su coordinate volutamente grezze. Il beat non è “perfetto”, e funziona proprio per questo. Ha quell’impatto ruvido, quasi sporco, che lascia respirare le strofe invece di schiacciarle dentro produzioni iper-luccicate. Gli scratch entrano con naturalezza, senza sembrare una citazione obbligatoria da manuale old school, mentre il mood generale resta pesante, notturno e molto urbano. Non c’è la ricerca dell’effetto wow immediato: il brano cresce ascolto dopo ascolto, soprattutto se si presta attenzione a come i vari incastri si muovono insieme.

La cosa più interessante è probabilmente l’energia collettiva che tiene in piedi tutto il pezzo. Oggi gran parte del rap è centrato sull’individualità estrema, sul personaggio, sull’ego. Qui invece si respira un senso di gruppo reale. Ogni voce entra per aggiungere qualcosa e non per rubare spazio alle altre. Hura Hara dà al brano una sfumatura quasi spirituale e jazzata che evita al pezzo di diventare troppo monolitico, Stritti entra con il peso specifico di chi certe fasi dell’hip hop italiano le ha vissute davvero, mentre RHPositivo mantiene il centro emotivo del brano con barre che non cercano la punchline virale ma immagini più vissute, più umane.

Anche i contenuti funzionano proprio perché non sembrano costruiti. Si parla di crescita personale, fatica, identità, rabbia e consapevolezza senza trasformare il pezzo nell’ennesimo sermone conscious. C’è una componente riflessiva molto forte, ma resta sempre legata alla strada, al quotidiano, alla sensazione di chi continua a fare musica perché ne ha bisogno e non perché deve alimentare un algoritmo. E forse è questo che rende “L’Evoluzione Della Mia Specie” interessante: la sensazione che dietro ci siano persone che hanno ancora fame artistica, nonostante i decenni di attività.

Se il singolo rappresenta davvero la direzione di “DA DOVE TUTTO È INIZIATO”, allora il disco potrebbe rivelarsi una delle uscite underground italiane più sincere e compatte del prossimo periodo. Non perché reinventi il rap, ma perché gli restituisce qualcosa che spesso manca: peso, identità e spirito di crew.

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