Intervista a G.M.R.C.: la provincia forgia il suono con FAME
La G.M.R.C. non arriva da un punto preciso della mappa, ma da una condizione: quella della provincia, dove tutto si costruisce più lentamente e ogni passo pesa di più. È lì che prende forma il loro suono, dentro uno spazio condiviso in cui scrittura e produzione crescono insieme, senza passaggi intermedi.
Quattro teste, quattro percorsi diversi. Rap, punk hardcore, elettronica. Non come etichette da esibire, ma come linguaggi che si sono incastrati nel tempo fino a trovare un equilibrio. Il risultato è un’identità compatta, dove le differenze non vengono smussate, ma restano visibili e diventano parte del suono.
“FAME” si muove dentro questa linea: niente costruzioni, nessuna estetica forzata. Solo la necessità di raccontare cosa significa partire da un contesto che non ti spinge, ma ti mette alla prova. E proprio lì si crea la direzione.
Con HipHop Italy si entra dentro questo processo: da dove arriva il gruppo, come si struttura e cosa vuole restare nel tempo.
1. G.M.R.C. nasce dall’incontro tra mondi diversi: freestyle, produzione, esperienze musicali differenti. Quanto questa varietà è la vostra forza?
BodiOne: Tutti noi proveniamo da percorsi musicali diversi: io e Yoshi principalmente dal rap, inteso come vera e propria disciplina; DB9 da un background punk hardcore; DoubleM dalla techno.
Quando però è arrivato il momento di unirci come G.M.R.C., le competenze e le esperienze di ciascuno sono state fondamentali per far convergere le nostre visioni e trovare un equilibrio autentico all’interno del nostro sound di gruppo.
2. DoubleM e DB9 arrivano da background diversi, anche fuori dal rap: quanto queste influenze contaminano il vostro sound?
DB9: Hanno avuto un impatto fondamentale sul nostro sound: partendo da background completamente diversi, abbiamo sviluppato un approccio alla produzione unico, dove le differenze diventano un punto di forza e si completano a vicenda in modo naturale.
3. “FAME” parla di provincia e riscatto: quanto è difficile oggi emergere partendo da contesti lontani dai centri della scena?
DoubleM: Emergere partendo dalla provincia è sicuramente complesso: le opportunità sono limitate e la scena locale offre meno occasioni rispetto ai grandi centri. Questo rende il percorso più lento e richiede molta più determinazione.
Allo stesso tempo, però, con impegno costante e sacrificio è possibile ottenere risultati concreti, anche aprendosi e spostandosi verso contesti più grandi, dove le possibilità di crescita sono maggiori.

4. Nel vostro percorso si percepisce una forte identità underground: pensate che questo possa cambiare con la crescita del progetto?
Yoshi Rice: Non penso proprio. L’identità underground non è solo quella che ci contraddistingue, ma è anche l’anima del gruppo. È quello che siamo e che vogliamo essere.
Non abbiamo bisogno di dimostrare più di quello che siamo: facciamo ciò che ci piace e che ci viene naturale.
5. Guardando avanti: G.M.R.C. resta un collettivo o si evolverà verso una forma ancora più strutturata, magari con un album manifesto?
DB9: G.M.R.C. resta una crew composta da quattro persone, con un’identità ben definita. Attorno a noi però ruota un team di collaboratori fondamentali — come Lion al video, Veronica per la fotografia, Leon al graphic design e Fede alla batteria — che contribuiscono in modo concreto alla crescita del progetto.
Non sentiamo l’esigenza di irrigidirci in una struttura più formale: la nostra forza sta proprio nell’equilibrio tra nucleo creativo e apertura alle collaborazioni.
Ogni progetto che realizziamo è un mondo a sé. Che diventi o meno un “album manifesto” non è qualcosa che possiamo stabilire a priori: saranno le persone ad attribuirgli quel valore. Di sicuro, però, in ogni uscita c’è una parte autentica di quello che siamo.
