Odi et Amo, il nuovo disco di Cipo. Recensione
Se la scrittura è il cuore di Odi et Amo, la costruzione sonora è il sistema che permette a quel cuore di funzionare senza forzature. Il lavoro di tre.paranoie è centrale nel definire l’identità del progetto, ma lo è in modo sottile, mai invasivo. Le produzioni non cercano di imporsi, non puntano a diventare l’elemento dominante, ma lavorano per creare uno spazio coerente in cui la voce di Cipo possa muoversi liberamente. È un equilibrio difficile, perché richiede di rinunciare a soluzioni immediate e riconoscibili, ma è proprio lì che il disco trova la sua direzione.
Le basi si muovono nell’orbita del rap, ma evitano consapevolmente le strutture più inflazionate. Non ci sono pattern costruiti per agganciare subito, né drop pensati per restare in testa dopo pochi secondi. C’è invece una ricerca più interna, che punta a costruire atmosfere, a sostenere il contenuto senza sovrastarlo. Questo rende l’ascolto meno prevedibile, meno legato a schemi già sentiti, e permette al progetto di mantenere una sua identità precisa, lontana dalla standardizzazione che oggi caratterizza gran parte delle uscite.
Il rapporto tra artista e produttore è uno degli elementi più riusciti dell’EP. Si percepisce una sintonia costruita nel tempo, una capacità di capirsi senza dover spiegare troppo. Le produzioni seguono i movimenti della scrittura, si adattano ai cambi di tono, accompagnano senza mai forzare una direzione. Non è un lavoro di sovrapposizione, ma di costruzione comune: ogni traccia sembra nascere da un dialogo, più che da un incastro tecnico.
Anche la struttura dei brani riflette questa scelta. Spesso si rinuncia a ritornelli classici o a soluzioni pensate per rendere il pezzo più accessibile, lasciando spazio a uno sviluppo più lineare, fatto di barre e progressione interna. È una decisione che va contro le logiche attuali, ma che rafforza la coerenza del progetto. Odi et Amo non vuole essere consumato velocemente, non vuole funzionare solo nel breve termine: vuole restare, anche in modo meno immediato.

Questa impostazione rende il disco più compatto, più chiuso su se stesso, ma anche più solido. Non ci sono elementi inseriti per riempire, non ci sono concessioni evidenti al mercato. Tutto è funzionale a un’idea precisa: costruire un suono che non sia intercambiabile, che non possa essere confuso con altro. In questo senso, il lavoro di tre.paranoie non è solo produzione, ma parte integrante del linguaggio dell’EP.
Nel complesso? Un lavoro dignitoso e piacevole.
