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Marzo 19, 2026

Naesh e la bellezza del rallentare: tra Liguria, memoria e scelte personali

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Con Vita Lenta, Naesh trasforma un ideale generazionale in una scelta personale. Il suo nuovo singolo nasce dall’esperienza diretta con la “vita veloce”, che descrive come una relazione tossica da cui ha deciso di allontanarsi per trovare un ritmo più autentico. In questa intervista, l’artista racconta il rapporto tra creatività e tempo, la scena rap ligure che lo ha formato e come la sua scrittura si sia evoluta negli anni, senza mai perdere il legame con le proprie radici.

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1. Vita Lenta è un titolo che rimanda quasi a un passato idealizzato, qualcosa che non ci appartiene più come generazione: ma in questo brano parli di una scelta personale, di uno stato mentale o di una risposta a qualcosa che ti circonda?
Sono stato innamorato della vita veloce. È un po’ una bellissima ragazza che mi tradiva e con la quale avevo una relazione tossica. In parte ho anche “pagato” per quel tipo di vita. Fortunatamente ho fatto scelte diverse che mi permettono di godermi questa vita lenta.

2. Nel pezzo sembra esserci una tensione tra il bisogno di rallentare e la pressione costante a produrre e pubblicare: quanto questa dinamica fa parte della tua vita quotidiana da artista?
Non ho nessuna esigenza di essere sempre sul pezzo e pubblicare costantemente qualcosa. Ho sempre preferito in tutto la qualità piuttosto che la quantità. Devo anche vivere per accumulare esperienze e poterle raccontare. È un processo che richiede del tempo e continuerò su questa strada. Voglio essere più produttivo di prima perché mi sembra di aver trovato la formula giusta e le persone per continuare questo cammino, ma senza nessuna fretta di fare uscire cose che risulterebbero forzate.

3. Il tuo percorso nasce e cresce in Liguria: che tipo di ambiente musicale hai trovato lì agli inizi e quanto è cambiato oggi?
Quando ho iniziato a rappare in zona eravamo una dozzina che ascoltavano rap. Redix e Smooth erano gli unici a farlo in città e sognavo di collaborarci. Ora rappano un po’ tutti e mi fa piacere perché ho creduto sempre tanto in questo suono e in questo modo di comunicare. Non mi piace chi ora sfrutta questo genere musicale solo perché è il più ascoltato e lo vede giusto come un trampolino di lancio o un modo per mettersi in mostra.

4. Restando sulla scena ligure: senti di farne ancora parte attivamente o oggi il tuo progetto si muove in una dimensione più slegata dal territorio?
Il mio album parla della Liguria e sono molto affezionato a questa scena. Ovviamente se il mio progetto varcherà i confini regionali ne sarò felice. Però parlerò sempre della mia zona, le mie radici sono qui ed il paesaggio che vedo tutti i giorni è questo.

5. In Vita Lenta si percepisce anche un certo sguardo critico verso il presente: è un brano più personale o più generazionale?
Non ho la pretesa di parlare a nome della mia generazione. Tutti i miei pezzi partono dal mio punto di vista, dalle mie esperienze e dalle storie che ho vissuto direttamente e non. Lo sguardo critico è rivolto soprattutto al mio passato ed al presente di chi, come ho fatto io, vive l’illusione della vita veloce.

6. Dopo tanti anni da indipendente, questo singolo rappresenta una continuità o un piccolo cambio di rotta nel tuo modo di raccontarti?
È un cambio di rotta rispetto al tappeto musicale del mio ultimo album del 2020, che era prettamente Trap. C’è stata anche un’evoluzione personale per quanto riguarda la scrittura, sono stato molto più attento alla tecnica rispetto al passato. Penso di aver capito veramente cosa voglio fare, senza rinnegare nulla.

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