Due parole su 33 (meglio tardi che mai), il disco di ritorno di Kosta
Kosta sceglie di raccontarsi senza cercare scorciatoie. In un momento storico in cui gran parte delle uscite sembra nascere con l’obiettivo di intercettare algoritmi e tendenze, 33 (meglio tardi che mai) percorre una strada diversa, mettendo al centro un’identità costruita negli anni e una scrittura che preferisce parlare di esperienze, cambiamenti e consapevolezza piuttosto che rincorrere formule già collaudate. Il risultato è un lavoro che trova il proprio equilibrio tra soul, funk, boom bap e sonorità contemporanee, senza trasformare questa varietà in un semplice esercizio di stile.
Le produzioni di YOUART accompagnano ogni sfumatura con naturalezza, mentre la presenza di Wiser, Denny Loe, il contributo di DJ Fastcut e il mix e mastering di Reakt Studio completano un quadro tecnico di livello.
Ma è soprattutto nella scrittura che Kosta lascia il segno. Brani come “Se morirò” dimostrano la volontà di affrontare temi personali senza cadere nella retorica, alternando introspezione, ironia e punchline con una maturità che emerge lungo tutto il progetto. 33 (meglio tardi che mai) non prova a dimostrare che sia “troppo tardi” o “il momento giusto”: racconta semplicemente cosa succede quando un artista decide di smettere di aspettare e inizia a dare forma, senza compromessi, alla versione più autentica della propria musica.
