Due parole su MILLENNIAL, il nuovo disco di Oyoshe
“MILLENNIAL” è uno di quei dischi che riescono in qualcosa che nel rap italiano sta diventando sempre più raro: avere una personalità precisa. Fin dai primi ascolti si percepisce la sensazione di trovarsi davanti a un progetto costruito senza rincorrere algoritmi, playlist o formule del momento. OYOSHE sceglie una strada più complicata ma decisamente più interessante: usare il rap per raccontare una visione del mondo. Ed è proprio questa coerenza a rendere l’album così convincente. Il titolo non è soltanto un riferimento anagrafico, ma una chiave di lettura che attraversa tutto il lavoro.
Da una parte c’è una generazione cresciuta con il contatto umano, le cassette, le jam, le telefonate e la ricerca musicale fatta scavando; dall’altra quella stessa generazione che ha dovuto imparare a convivere con internet, i social e la velocità della comunicazione contemporanea. OYOSHE racconta questo passaggio senza nostalgia forzata e senza demonizzare il presente, limitandosi a osservare ciò che è stato e ciò che è diventato.
Dal punto di vista musicale il disco sorprende per ampiezza. C’è boombap, ci sono produzioni elettroniche, ci sono bassi pesanti, strumenti suonati e momenti più melodici, ma tutto resta incredibilmente compatto. Il merito è di una direzione artistica che non perde mai il controllo del racconto. Anche quando cambia atmosfera, l’album continua a suonare come un unico corpo. I featuring non servono ad attirare click ma a rafforzare la narrazione: Jack The Smoker, Danno, Chicoria, La Famiglia e Morena Chiara entrano nel progetto in maniera naturale, aggiungendo sfumature diverse senza togliere centralità all’autore.
La vera qualità di “MILLENNIAL”, però, emerge nella sua capacità di essere contemporaneamente personale e collettivo. OYOSHE parla di sé, delle proprie relazioni, delle proprie delusioni, della terapia, delle difficoltà e delle esperienze vissute, ma riesce spesso a trasformare queste storie in qualcosa di condivisibile da chi ascolta. Non c’è vittimismo, non c’è autocompiacimento e nemmeno la necessità di costruirsi un personaggio.
C’è semplicemente un artista che utilizza il rap come mezzo per mettere ordine nei pensieri e per provare a lasciare una traccia. In un periodo in cui molti progetti sembrano consumarsi nel giro di poche settimane, “MILLENNIAL” ha invece quella profondità che invita a tornare sui brani più volte. È un disco che cresce ascolto dopo ascolto e che conferma OYOSHE come una delle figure più credibili, complete e culturalmente rilevanti dell’attuale underground italiano.
