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Giugno 19, 2026

Due parole su Radical Shit, il disco di Marco Pessimo prodotto da Cabecao Prod

Marco Pessimo e Cabecao Prod. con Radical Shit tirano fuori un disco che suona come una connessione tenuta viva nonostante i chilometri. Milano da una parte, Bali dall’altra, ma zero sensazione di lavoro fatto a distanza in modo freddo o incollato male. Anzi, la cosa più forte del progetto è proprio il suono: compatto, riconoscibile, costruito con un’intesa che non puoi fingere. Si sente che questi due lavorano insieme da anni, perché ogni beat sembra già sapere dove deve entrare la voce, dove deve respirare una barra, dove deve restare sporco e dove invece aprirsi un minimo.

Cabecao Prod. porta un’impronta East Coast chiara, sample belli presenti, batterie dritte, ambienti urban e periferici, ma non fa il compitino da producer nostalgico. Il disco non sembra uscito da una playlist “golden age revival”. Ha quella pasta lì, ma aggiornata. Le batterie hanno tiro, i BPM non stanno fermi nel museo, i sample non sono messi per fare il vecchio saggio del rap. Servono a creare atmosfera. E sopra Marco Pessimo rappa con un modo tutto suo: diretto, crudo, senza fare il personaggio, senza riempire tutto di frasi plasticose.

La collabo a distanza funziona perché in realtà non sembra a distanza. Sembra più una roba da fratelli che si mandano file da due parti del mondo ma hanno la stessa testa. Milano mette il buio, Bali mette qualche apertura strana, qualche vibra più larga, e il risultato è un disco dark urban ma non piatto. Ogni tanto senti proprio che dietro c’è un immaginario più ampio del solito quartiere raccontato sempre nello stesso modo.

Radical Shit è forte perché ha suono, identità e coerenza. Non prova a fare il disco per tutti, ma paradossalmente si capisce benissimo. È rap fatto bene, con produzione solida e una direzione chiara. Roba underground, sì, ma con una qualità che non resta chiusa nel sottoscala.

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