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Giugno 26, 2026

Met Fish ci racconta la sua Anamnesi, l’intervista

Dal writing alle battle, dalla produzione musicale fino a un EP che mette al centro memoria, fragilità e consapevolezza. Con Anamnesi, Met Fish raccoglie esperienze, errori, paure e ripartenze in un progetto che non cerca risposte facili, ma prova a fare ordine tra le proprie contraddizioni. Un lavoro costruito tra atmosfere malinconiche, riflessioni personali e sonorità che oscillano tra boom bap, trap e suggestioni più moderne. Abbiamo parlato con lui del percorso che lo ha portato fin qui, del significato di Anamnesi e della nuova fase artistica che si sta aprendo davanti ai suoi occhi.

La tua storia parte dal writing nel 2006 e arriva fino a Anamnesi. Guardando indietro, qual è la cosa che senti di non aver mai tradito nel tuo percorso?

Non ho mai tradito la mia coerenza, ho sempre delineato un percorso chiaro che mi          portasse all’obiettivo prefissato e non ho fatto mai ricorso a scorciatoie o mezzucci.

Nei tuoi progetti si percepisce sempre una forte attenzione al suono. Quanto ti ha aiutato studiare produzione, mix e mastering nel costruire la tua identità artistica?

Mi ha aiutato moltissimo soprattutto quando ho dovuto dialogare con i sound engineer o i produttori. Spesso e volentieri ho registrato dei provini su dei type-beat, grazie al percorso di studi fatto, sono riuscito ad essere chiaro ed esplicito nelle richieste del suono cercato o del mix atteso.

Anamnesi alterna beat molto malinconici ad altri più aggressivi. Hai lavorato prima sull’aspetto emotivo o sulla direzione sonora del disco?

Ho cercato di portarli avanti in parallelo, ogni giorno ascoltavo beat e cercavo di scrivere              una quartina su ognuno di essi, arrivato a un certo punto mi sono ritrovato con delle         canzoni che mi convincevano sia sull’aspetto emotivo che quello sonoro, così le ho rifinite           e racchiuse nell’EP.

 

 

In “Caino e Abele”, “Replay” e negli altri singoli emerge un forte senso di conflitto interiore. Pensi che oggi vulnerabilità e introspezione siano ancora viste come una debolezza nel rap?

Guardando la situazione attuale in Italia direi che oggi parlare di certe tematiche non è più un tabù, artisti come Marracash, Salmo, Fibra e Madame hanno raccontato in maniera egregia i conflitti interiori e la gente comune si è rispecchiata perfettamente nelle loro canzoni e ha empatizzato.

Hai collaborato con producer molto diversi tra loro come Kang Brulée, Promo L’inverso e SoSpecial. Come hai scelto le sonorità giuste per questo progetto?

Sono partito registrando le canzoni su dei type beat e poi, siccome ognuno dei produttori          citati è specializzato in determinato tipo di suono, gli ho inviato le tracce chiedendo di    darmi inventare a loro piacimento ma mantenendo il mood del provino, così ognuno si è             espresso al meglio e non abbiamo snaturato l’idea iniziale.

Nel disco parli di seconde possibilità senza cadere nella retorica motivazionale. Credi che il rap debba ancora raccontare la realtà anche quando è scomoda?

Sono convinto di sì, però nel momento storico che stiamo vivendo le persone sono infelici      e non vogliono vedere quanto è triste la realtà, perché la vivono tutti i giorni e cercano                            canzoni che anestetizzino questi stati d’animo. Di conseguenza quel tipo di rap interessa             poco.

Dopo Anamnesi, senti di aver chiuso un capitolo personale oppure questo EP è solo l’inizio di una nuova fase?

Sto già scrivendo due EP che saranno molto più struggle di Anamnesi, per cui è l’inizio di  una nuova fase.

 

 

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